La Corte d’Appello di Bologna conferma la sentenza di primo grado e dà ragione all’INCA CGIL Parma contro l’Inps in tema di anticipo pensionistico per licenziati (APE sociale)

Nei giorni scorsi la Corte d’Appello di Bologna ha confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Parma, riconoscendo il diritto all’APE sociale per una lavoratrice il cui rapporto di lavoro è cessato a luglio 2021.

La lavoratrice si era vista respinta la domanda di anticipo pensionistico (APE sociale) come disoccupata perché la disoccupazione scaturiva dal rifiuto del trasferimento disposto dal datore di lavoro a distanza di oltre 50 km dalla residenza. L’Inps riconosceva il diritto alla disoccupazione Naspi ma non all’APE perché non espressamente previsto dalla norma sull’anticipo pensionistico. La Corte argomenta che “irragionevole ed illegittima risulta la posizione dell’Ente, laddove, dopo aver riconosciuto il diritto alla NASpI e, dunque, la disoccupazione involontaria della ricorrente, le ha negato l’accesso alla prestazione APE sociale”

Riteniamo molto importante questo secondo pronunciamento" - commenta Luca Ferrari direttore Inca Cgil di Parma - "perché consolida un filone interpretativo favorevole ai lavoratori al di là di interpretazioni illogiche e formali. Come Patronato Inca, assieme ai nostri legali convenzionati, continueremo a cercare di estendere i diritti per garantire una tutela sempre più ampia e inclusiva”.