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Un infermiere, occupato presso il reparto di Rianimazione di un ospedale di Reggio Emilia dal 1997 al 2020, lamentava problemi alla spalla destra e al rachide lombare a causa della movimentazione manuale di pazienti non autosufficienti. Egli sosteneva che la sua attività quotidiana richiedesse un costante sforzo fisico, con la movimentazione di pazienti spesso obesi e intubati, senza un utilizzo sistematico di ausili.
Il lavoratore, tutelato dal Patronato INCA CGIL di Reggio Emilia unitamente al consulente medico legale convenzionato, ha presentato domanda di Malattia Professionale.
Il lavoro era articolato in turni di 36 ore settimanali, spesso prolungati, con turni di notte.
Le attività svolte erano principalmente:
• Movimentazione manuale di pazienti non autosufficienti (spesso obesi, intubati, incoscienti).
• Spostamenti frequenti per esami diagnostici (TAC, radiografie, trasferimenti da letto a barella).
• Sollevamenti e posture incongrue per la cura e igiene dei pazienti.
• Utilizzo di ausili limitato per mancanza di tempo operativo.
L’INAIL ha respinto la domanda di MP e il successivo ricorso, sostenendo che il rischio per la movimentazione di pazienti era molto basso ovvero: “Il rischio lavorativo cui è stato esposto non è idoneo a provocare la malattia denunciata". La valutazione si è basata sul Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), che indicava un Indice MAPO pari a 0,2 nel reparto di rianimazione, sostenendo che il lavoro svolto non avrebbe comportato sollecitazioni sufficienti a giustificare le patologie denunciate.
(L’Indice MAPO - Movimentazione e Assistenza Pazienti Ospedalizzati - è un parametro che misura il rischio di movimentazione manuale dei pazienti in base a 1) Disponibilità di ausili come sollevatori, letti ergonomici, etc. 2) Rapporto tra numero di infermieri e pazienti.)
Il CTU ha contestato la valutazione dell’INAIL sottolineando diverse criticità.
1) L’Indice MAPO è stato calcolato solo teoricamente:
• Il valore di 0,2 è stato ottenuto senza un’analisi diretta delle condizioni lavorative reali nel reparto.
• Le testimonianze di colleghi hanno confermato che la movimentazione manuale era costante, mentre l’uso di sollevatori e altri ausili era limitato.
• Il medico competente dell’ospedale aveva riconosciuto il rischio biomeccanico nella sorveglianza sanitaria.
2) L’INAIL ha rigettato la richiesta senza una visita medico-legale:
• La decisione dell’INAIL è stata basata unicamente su documenti teorici, senza una valutazione clinica diretta del lavoratore.
3) Valutazione errata dell’uso degli ausili per la movimentazione:
• L’INAIL ha considerato la sola presenza degli ausili, senza valutare quanto effettivamente venissero utilizzati nella pratica clinica.
• Il personale era spesso costretto a movimentare manualmente i pazienti, con un impatto diretto sulla colonna vertebrale.
Fattori aggravanti:
• Uso degli ausili limitato perché richiede tempo aggiuntivo.
• Carenza di personale nei turni.
• Urgenza clinica che impedisce di utilizzare sempre gli ausili.
Conclusioni del CTU
• L’Indice MAPO è stato utilizzato in modo errato dall’INAIL per negare il rischio lavorativo.
• La realtà lavorativa in rianimazione comporta un rischio concreto per la colonna vertebrale, che è stato sottovalutato.
• L’INAIL ha ignorato elementi chiave della valutazione sanitaria aziendale e si è basata esclusivamente su dati teorici.
• L’uso degli ausili era limitato e la movimentazione manuale dei pazienti era una pratica costante.
L’INAIL ha dunque adottato una valutazione parziale e inadeguata del rischio lavorativo dell’infermiere, con un’eccessiva fiducia in parametri teorici senza riscontro pratico.
Pertanto, grazie alla tutela del Patronato INCA CGIL, e' stato accertato il nesso tra l'attività lavorativa e la patologia insorta, ed è stato riconosciuto al lavoratore un indennizzo pari all'8%.


