Il Tribunale di Rimini ha riconosciuto tre malattie professionali grazie all’intervento di INCA CGIL Rimini, dei medici e legali convenzionati: tre casi che possono rappresentare precedenti significativi.
Tunnel carpale, lesione ai tendini ed ernie discali: grande distribuzione organizzata e metalmeccanica i settori coinvolti.
Con separate sentenze del Tribunale di Rimini è stato ottenuto il riconoscimento di tre malattie professionali, che in sede amministrativa erano state invece rigettate dall’INAIL, ad altrettanti lavoratori che si erano rivolti ad INCA CGIL Rimini ed ai medici e legali convenzionati.
Una delle malattie professionali era insorta a carico di una banconiera in un grande supermercato: sindrome del tunnel carpale, causata dal tipo di sovraccarico di movimento sopportato nello svolgimento della mansione. Negli altri casi, invece, il Tribunale di Rimini ha riconosciuto a due operai metalmeccanici la correlazione tra modalità di svolgimento delle mansioni e malattie: si trattava di lesione ai tendini della spalla (settore industria) ed ernie discali lombari (settore artigiano, addetto al montaggio).
I risultati ottenuti dimostrano ancora una volta come sia fondamentale non sottovalutare il nesso tra malattie croniche e lavoro; per queste ragioni l’invito è quello di rivolgersi con fiducia alle sedi Patronato INCA CGIL per avviare le verifiche del caso. Contattaci ---> Uffici INCA CGIL in Emilia-Romagna
Secondo i dati INAIL, rielaborati dall’Osservatorio permanente sugli infortuni e sulle malattie professionali, curato da Carlo Fontani per CGIL e Patronato INCA Emilia-Romagna, nel territorio riminese le malattie professionali avevano visto a maggio 2024, rispetto allo stesso periodo del 2023, già 201 denunce (+20,4%).
Il dato conferma il forte aumento già registrato ad aprile 2024 come rilevato anche dal patronato INCA CGIL Rimini.
Nel 2023 l'Ufficio infortuni del patronato INCA CGIL di Rimini aveva già fatto ottenere il riconoscimento di 28 malattie professionali ad altrettante persone che si erano rivolte alla Camera del Lavoro. Come conseguenza di tali riconoscimenti erano stati erogati complessivamente agli assistiti oltre € 110.000 a titolo di indennizzo da parte di INAIL; somme naturalmente riferite alle sole malattie professionali e non agli infortuni. Oltre agli indennizzi citati erano state costituite nel 2023, grazie ad INCA CGIL Rimini, 18 nuove rendite da parte di INAIL; di queste 18, 3 erano state erogate dopo il riconoscimento di malattia professionale.
INCA #ogniumanatutela
Se pensi di avere problemi di salute causati dal tuo lavoro, vieni al Patronato Inca Cgil e potrai ottenere il riconoscimento delle TUE tutele. In caso di infortunio o malattia professionale il Patronato Inca Cgil ti assiste nel percorso di riconoscimento delle tutele derivanti dai danni da lavoro.
Scarica qui la brochure in ITALIANO ---> "Di lavoro ci si puo' ammalare" ed. 2024
Scarica qui la brochure in lingua INGLESE ---> "Work can make you sick" ed. 2024
Scarica qui la brochure in lingua FRANCESE ---> "Vuos pouvez tomber malade au travail" ed. 2024
Scarica qui la brochure in lingua ALBANESE ---> "Duke punuar mund të sëmuremi" ed. 2024
Scarica qui la brochure in lingua ROMENA ---> "De la muncă te poți ÎMBOLNĂVI" ed. 2024
Scarica qui la brochure in lingua PUNJABI ---> " ਕੰਮ ‘ਤੇ ਤੁਸੀਂ ਬਿਮਾਰ ਹੋ ਸਕਦੇ ਹੋ " ed. 2024
INCA #ogniumanatutela



Scarica qui il testo integrale della pubblicazione ---> MALATTIE PROFESSIONALI - NUOVE TABELLE E LISTE PER INDUSTRIA E AGRICOLTURA
Lavorare ad alte temperature, sia all’aperto sotto il sole che in ambienti chiusi può essere pericoloso. Perciò quando si è colpiti da un colpo di calore improvviso, questo evento è considerato un INFORTUNIO SUL LAVORO.
A ricordarlo è l’Inca insieme alla Cgil, che sottolinea come durante le ondate di caldo aumentino gli infortuni.
Le ondate di calore, infatti, possono essere letali o provocare patologie anche a lungo termine. L’impatto che le alte temperature hanno sulla salute dei lavoratori e delle lavoratrici è molto importante, non a caso quando si verificano gli eventi di calore estremo si registra un aumento degli infortuni sul lavoro.
Gli effetti delle alte temperature incidono sia nelle lavorazioni al chiuso che all’aperto. Negli ambienti di lavoro chiusi è consigliato che la temperatura sia compresa tra i 21 e i 23 ° C in caso di attività che richiedano basso sforzo fisico con un’umidità massima compresa tra il 40 e il 60%, in caso di sforzo di media intensità, la temperatura deve essere compresa tra i 18° C e i 21° C. Durante la stagione estiva la temperatura interna non deve mai superare i 24°. Purtroppo, la norma del Testo Unico non è vincolante.
In molte occasioni di lavoro ed ambienti l’applicazione della normativa su Salute e Sicurezza sul lavoro in generale ed in particolare sul microclima e sul rischio calore non sempre è garantita, né le misure correttamente applicate. Se si superano i 35° C all’esterno, le aziende possono accedere alla Cassa Integrazione Ordinaria come stabilito dall’Inps, per poter far luogo ai necessari cambiamenti organizzativi atti ad evitare conseguenze su lavoratrici e lavoratori, ma non esiste nessuna norma che preveda la sospensione dell’attività lavorativa in caso di superamento delle temperature.


Una importante sentenza apre la strada per il riconoscimento dell’origine professionale dello stress lavoro correlato. La pronuncia (n. 559 del 21 settembre 2023) è della Corte d’appello di Firenze che, accogliendo un ricorso promosso dai legali di Inca, ha infatti riconosciuto la “costrizione lavorativa” come causa esclusiva di Malattia Professionale. “Finalmente qualcosa si sta concretamente muovendo verso la giusta tutela di quella che la comunità scientifica ha iniziato a definire come la “malattia del secolo”, è il commento del Patronato della Cgil.
“Gli ambienti di lavoro non sempre rispondono ai bisogni dei lavoratori in termini di benessere: molto spesso – spiega in una nota l’Inca - sono presenti fattori di pressione legati a un eccessivo carico e a ritmi insostenibili che, nel lungo termine, possono avere conseguenze negative sulla salute dei lavoratori”. Tra le problematiche maggiormente lamentate rientrano le malattie psicosomatiche, disturbi del sonno, ansia e depressione che causano disarmonia fra sé stessi e il proprio lavoro, conflitti fra il ruolo svolto in azienda e al di fuori di essa e un grado insufficiente di controllo sulla propria attività.
Alcuni dei rischi che si sono rivelati più nocivi per la salute psichica dei lavoratori sono rappresentati dalla intensità e da orari di lavoro, ma anche dalle condizioni ambientali (rumorosità, escursioni termiche, posture viziate ecc.); fattori che rappresentano un’altra importante sfida per la sicurezza e per la salute nei luoghi di lavoro. È importante sottolineare che la valutazione dello stress lavoro-correlato è parte integrante e fondamentale del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e deve quindi essere effettuata da tutte le aziende che ricadono nel campo di applicazione del D.Lgs. 81/2008.
Il caso esaminato in giudizio riguarda appunto un lavoratore della grande distribuzione (GDO) con ruolo dirigenziale da oltre 20 anni che, a seguito di reiterate vessazioni, pressioni e contestazioni disciplinari, messe in atto dai suoi superiori e protrattesi per oltre un anno, ha iniziato a manifestare disturbi psichici che lo hanno costretto a lunghi periodi di malattia. Da qui la decisione del lavoratore di rivolgersi all’Inca Cgil di Pisa per avviare la richiesta di riconoscimento del nesso causale; in fase amministrativa però, nonostante le evidenti condizioni di stress cui era stato sottoposto sul posto di lavoro, l’Inail ha ritenuto di dover rigettare la domanda. È stato pertanto necessario adire le vie legali e, grazie all’avvocato Marco Canapicchi, convenzionato con il patronato INCA CGIL, si è arrivati alla sentenza di primo grado, con la quale il Tribunale di Pisa accoglieva le ragioni del lavoratore riconoscendo l’origine occupazionale della patologia.
Il dispositivo della sentenza è stato successivamente confermato anche in secondo grado dalla Corte d’Appello di Firenze che, poiché non è stato impugnato dall’Inail, ha reso definitivo il riconoscimento giudiziario. Come Inca CGIL – commenta Sara Palazzoli del collegio di Presidenza – riteniamo fondamentale questa sentenza che rappresenta un grande passo in avanti per l’emersione dello stress- lavorativo come causa di danno cronico alla salute. Quanto deciso dai giudici di merito di primo grado e secondo grado conferma che lo stress derivante dall’organizzazione del lavoro e dalle condizioni ambientali ad esso collegate hanno conseguenze negative per la salute dei lavoratori. Lo stress può anche influire sull’attenzione del lavoratore durante lo svolgimento delle sue mansioni e quindi aumentare il rischio di infortuni.
I danni da lavoro che ne derivano sono ancora ampiamente sottostimati e spesso sono confusi con una qualsiasi malattia comune tutelata da Inps; il che espone i lavoratori ad affrontare enormi difficoltà per l’ottenimento delle tutele di Inail. “Noi, come Patronato ci adoperiamo – continua Palazzoli - affinché i lavoratori si rendano conto dell’importanza di attenzionare il loro benessere psicologico e in caso di necessità o di dubbi, occorre rivolgersi all’Inca Cgil che, con l’aiuto di medici specialisti convenzionati, è in grado di assicurare un’adeguata assistenza medico legale e legale, ed avviare l’eventuale percorso per il giusto riconoscimento del danno da parte di Inail”. Su questo specifico tema, il Patronato Inca CGIL è da tempo impegnato e ha anche attivato una collaborazione con l’Università Cattolica di Roma per l’emersione dello stress da lavoro correlato, con il fine di mettere in campo la giusta tutela per chi si ammala di questa patologia, che pare essere un po’ ‘figlia del nostro tempo’.




